Simona Petaccia: viaggiamo leggeri, viaggiamo tutti

Simona Petaccia: viaggiamo leggeri, viaggiamo tutti
Febbraio 09, 2018 Scritto da Co.Mo.Do.

Va formulata una riflessione sul tema dell’accessibilità ai luoghi della cultura, declinata in dimensioni molteplici, sulla base delle interazioni individuali e/o di contesto, che possono rappresentare un ostacolo alla fruizione. Si parla quindi di barriere tangibili, intangibili e digitali, o anche materiali e immateriali, o ancora siche, senso-percettive, cognitive, comportamentali, economiche, tecnologiche, etc. Bisogna considerare, al riguardo, che si tratta di concetti non assoluti, ma inerenti ad un processo volto al raggiungimento di diversi livelli di fruizione, per profili differenti di utenza. Secondo la Classificazione internazionale dell’Organizzazione mondiale della sanità, approvata nel 2001, la persona va analizzata per il proprio “funzionamento”, ovvero per ciò che ha, piuttosto che per ciò che non ha. Ne parliamo con Simona Petaccia, giornalista e presidente di Diritti Diretti Onlus.

D. Simona, In Italia c'è cultura dell’accessibilità nelle città e nel territorio, inclusione o c'è ancora molto da fare?
R. Si parla molto di accessibilità in Italia e nel mondo, ma l'opinione pubblica collega ancora questo concetto alle persone con disabilità e alla solidarietà. Io credo che tale connessione sia, invece, il vero nemico del pieno sviluppo di luoghi e servizi accessibili a chiunque. Sostengo questo perché decreti, leggi e circolari contro le cosiddette "barriere architettoniche" si sono succeduti fin dagli anni '60 e, dopo più di 50 anni, continuano a verificarsi casi di discriminazione denunciati ogni giorno sui giornali, nei programmi televisivi o sul web. Bisogna, allora, chiedersi: Quale ingranaggio della comunicazione ha fallito? Perché i decisori e la gente comune rifiutano un benessere così diffuso? Che cosa posso fare per avviare il giusto meccanismo? Penso che, in passato, l'errore generale sia stato quello di affidare la comunicazione di questi temi a persone operose e dalla buona volontà, ma che non avevano le competenze necessarie a far percepire che la progettazione universale significa sviluppo del territorio e dell'economia. Pertanto, la maggior parte delle persone ha erroneamente capito che la progettazione universale è rivolta soltanto ai disabili e che, di conseguenza, non li riguardava in prima persona. Non è così e, per avviare il giusto meccanismo, creo occasioni d'incontro professionale con amministratori e imprenditori affinché comprendano che, in realtà, realizzare a luoghi e servizi accessibili significa offrire qualità a tutte le persone. Faccio questo perché ritengo che le leggi possano avviare i processi di trasformazione, ma da sole non bastano né a far rivoluzioni né a realizzare trasformazioni culturali come quella che serve al nostro Paese rispetto all'accessibilità. Per cambiare il quotidiano, le leggi devono essere accompagnate da competenze, tecnologie e, soprattutto, determinazione da parte di tutti nel rispetto reciproco di diritti, doveri, compiti e funzioni.

Simona Petaccia Diritti Diretti D. Nella cultura popolare si sta affermando il concetto che abbattere le barriere sia doveroso e conveniente? Pensa che si stia consolidando il concetto di convenienza, economica e funzionale?
R. Me lo auguro. Personalmente, lo sostengo dal 2008 come Presidente della onlus Diritti Diretti e molti altri lo hanno fatto anche prima di me. Stiamo raccogliendo i frutti giorno dopo giorno e questo non può che rendermi soddisfatta e contenta. Bisogna, però, essere in grado di gestire questa nuova consapevolezza poiché richiede un collegamento stretto con le politiche di sviluppo territoriale. Il turismo accessibile deve essere inteso nel suo insieme altrimenti si rischia di essere sommersi dalla vecchia idea di accessibilità fatta di montascale, maniglioni e bagni per l'indefinito "terzo sesso" dei disabili. In definitiva, un'accessibilità che ricorda più un ambiente sanitario che uno turistico. In altre parole, si rischia di rendere un territorio sì accessibile, ma non attraente. Per attirare i turisti, invece, bisogna saper coniugare l'accessibilità con la bellezza paesaggistica e la valorizzazione del patrimonio, informando i cittadini sulla loro storia e coinvolgendoli nei piani di sviluppo territoriali. In caso contrario, si offre soltanto un turismo "mordi e fuggi" ai viaggiatori, che se ne vanno senza aver avuto la possibilità di conoscere l'identità del territorio e senza portare un sostanziale ritorno economico alle località che visitano. Tutto ciò mina la possibilità di un reale sviluppo turistico che, per nascere e crescere, ha bisogno di esaltare le tipicità, le tradizioni e le culture.

D. Se fosse ministro del Turismo dopo il 4 marzo, come sancirebbe politiche a sostegno dei diritti e della cultura dell’accessibilità in viaggio?
R. Innanzitutto, dico che mi piacerebbe tantissimo. Poi, inizierei con tre misure a costo zero che considero fondamentali: 1) Inserirei l'accessibilità in tutti i bandi, come un requisito fondamentale per l'accesso ai finanziamenti pubblici; 2) Stipulerei un accordo col Ministro dell'Istruzione affinché ci sia un corso base sull'accessibilità nelle scuole di ogni ordine e grado, oltre che un corso approfondito presso le istituzioni scolastiche che formano le figure professionali direttamente indirizzate alla cultura e al turismo. 3) Organizzerei incontri trimestrali con le associazioni di categoria nei settori della cultura e del turismo per ascoltare la voce di chi vive quotidianamente ciò che le leggi prescrivono. Penso che queste tre misure possano essere un ottimo punto di partenza poiché che: 1) Credo che i soldi pubblici, in quanto tali, debbano essere investiti in opere fruibili da tutti. Insomma, come afferma la nostra Costituzione, "senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali". 2) Per avere un vero e proprio cambio culturale, coinvolgerei la scuola perché non è sufficiente proporre incontri spot in cui si raccontano esperienze di vita o, ad esempio, si fanno sperimentare ai ragazzi gli ostacoli seduti su una carrozzina. L'accessibilità è una disciplina trasversale e coinvolge tutti gli aspetti e i momenti della vita. È necessario far capire questo agli alunni, bisogna insegnargli che riguarda tutti. 3) Come Ministro del MiBACT (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo), vorrei strutturare le mie idee, esporle agli stakeholder e rendermi disponibile alle eventuali critiche costruttive. Per questo, incontrare periodicamente i professionisti del settore sarebbe una palestra per affinare i miei obiettivi e la loro sostenibilità. Potrei così difendere le mie idee, ma anche cambiarle in favore di chi ne ha una più convincente. Per me, questo è crescere per migliorarmi e migliorare il mio operato.

D. Si parla di un mercato di oltre 127 milioni di potenziali turisti (circa il 20% della popolazione europea) se si considerano solo le persone con disabilità. Questa domanda turistica nel 2012 ha effettuato 783 milioni di viaggi in Europa, e si stima nel 2020 una crescita fino a 862 milioni di viaggi all’anno con un incremento medio dell’1,2% annuo. Dunque il turismo accessibile, è un’occasione imperdibile per contribuire alla rinascita dell'economia turistica italiana?
R. "Con la cultura non si mangia", affermava il ministro Giulio Tremonti nel 2010. Parafrasando la sua frase, posso affermare che "Con il turismo accessibile si mangia". Quello che a me interessa è, comunque, che l'accessibilità sia realizzata da esperti del settore in modo da saziare la fame di bellezza che tutti i turisti hanno quando si avvicinano alla ricchezza dei panorami e dei luoghi che l'Italia ci offre. In una nazione come la nostra che possiede gran parte del patrimonio artistico e culturale mondiale, gli investimenti sulla cultura e sul turismo accessibili dovrebbero essere un obbligo. Valorizzare i nostri tesori attraverso la progettazione universale, significa raccogliere molti frutti e di prima scelta. La cultura dell'accessibilità non deve, però, essere legata soltanto ai luoghi d’interesse artistico, storico e culturale: chiese, musei, pinacoteche, parchi archeologici/ambientali ecc. In realtà, il turismo accessibile è un sistema e, come tale, deve essere analizzato con una visione d'insieme poiché funge da moltiplicatore per l'intera economia. L'accessibilità ha, infatti, un effetto moltiplicatore per altri sezioni dell'economia e, in alcuni casi, diventa anche un elemento fondamentale per la crescita e l'occupazione.

D. All’insegna di quanto scriveva Gadamer, che “la cultura è l’unico bene che, quando viene distribuito, aumenta di valore”. A chi spetta fare un cambio di prospettiva, che parta dall’idea dell’Uguaglianza di tutti gli esseri umani, che non divida in categorie, ma renda ugualmente disponibili e accessibili a tutti i luoghi?
R. Ricordo sempre il nostro motto quando mi chiedono a chi spetta fare un cambio di prospettiva. Il nostro motto è: "Dipende da te!". Lo abbiamo scelto perché si tende spesso a incolpare qualcun altro, dimenticando che molto di quello che ci accade intorno è la conseguenza dei nostri comportamenti. L'unico vero cambio di prospettiva possiamo farlo tutti assieme e beneficiarne ognuno secondo le proprie esigenze personali. Ad esempio: Un amministratore pubblico può creare marciapiedi accessibili, ma saranno inutili se il primo automobilista ci parcheggia sopra; un organizzatore di eventi può allestire un'area accessibile, ma sarà inutile se lo spettatore seduto davanti copre la visuale della platea mettendosi in piedi invece che restare sulla sua poltrona. E così via.

D. Un bene è accessibile se è acquistabile, se è geograficamente raggiungibile, se è temporalmente intercettabile. (cit. Antonio Malafarina). L’accessibilità̀ pervade l’uomo. Quanto manca a questa energica rivoluzione culturale per far passare questo concetto?
R. Rendere accessibile un luogo o un servizio significa renderlo fruibile. Questo concetto è applicabile alle varie tipologie di turismo: culturale, enogastronomico, sportivo, congressuale, balneare, montano, termale, scolastico, religioso ecc. Se nessuno (o quasi!) di quei milioni di turisti dei quali abbiamo parlato finora può accedere a un luogo o a un servizio dedicato al turismo, questo non può essere "acquistato". Pertanto, non si può definire un bene economico per il territorio che lo ospita e per il nostro Paese. Di conseguenza, il rapporto tra la persona e l'ambiente diventa fondamentale per lo sviluppo dell'economia di un territorio. Si dovrà, quindi, porre sempre più attenzione a questi pubblici: popolazione anziana, persone con disabilità, famiglie con bambini, infortunati e chi ha particolari esigenze alimentari per scelta, allergia o intolleranza ecc.

D. Simona, guardiamo da qui al 2020: tre città/destinazioni e beni culturali in Italia che oggi sono privi di accessibilità per potenziali clienti deboli, per le persone con difficoltà motorie, per le famiglie con bambini, per gli anziani. Dove si trovano e come Co.Mo.Do. potrebbe con Diritti Diretti onlus e le Associazioni del terzo settore fare un tenace lavoro di consapevolezza su diritti e opportunità per tutti?
R. Tutte le città sono migliorabili e tutte le città stanno facendo qualcosa per potenziare la propria accessibilità. Nel 2014, Diritti Diretti ha partecipato alla redazione del 'Manifesto di Matera' che sintetizza quanto emerso dalle riflessioni effettuate dagli esperti di Accessibilità Universale che hanno attivamente partecipato alla due giorni organizzata nella "Città dei sassi". La Capitale Europea della Cultura 2019 ha già adottato tale Manifesto. Ora, Palermo è stata nominata Capitale Italiana della Cultura 2018 e mi auguro che voglia dedicare la giusta attenzione all'accessibilità e alla cultura della progettazione inclusiva. Sarò lì a maggio per un altro progetto che usa il teatro come un canale comunicativo privilegiato per spazzare via tutte quelle convenzioni sociali che dipingono i disabili come poveretti da compatire o single per scelta altrui. Entro quella data, mi piacerebbe essere coinvolta nella progettazione d'interventi mirati ad accrescere lo sviluppo turistico-culturale di Palermo attraverso l'accessibilità. Per quanto riguarda la cooperazione con le altre associazioni, Diritti Diretti crede che unire le forze e le competenze sia sempre utile. Quello che, però, ripeto a chi collabora con noi è che a Diritti Diretti piacciono i sorrisi. Di conseguenza, quando interagiamo con i decisori, amiamo instaurare un rapporto professionale propositivo e collaborativo. So bene che il sorriso diventa un'impresa in certe riunioni, ma credo che un volto sorridente trasmetta attenzione e crei empatia. A chi crede che sorridere faccia perdere autorevolezza, noi rispondiamo che il sorriso apre le porte a una comunicazione efficace. Per questo, cerchiamo di alimentare partnership con chi sa sorridere anche quando pone l'accento su un errore. Quello che vogliamo dire è: «Si può migliorare, ma siamo qui apposta. Ti aiutiamo a capire». Probabilmente c'è chi pensa che non realizzeremo mai nulla con questa visione, ma la nostra storia ci ha dato ragione finora.