Il portavoce Greco: il 2018 di Co.Mo.Do.

Il portavoce Greco: il 2018 di Co.Mo.Do.
Gennaio 26, 2018 Scritto da Co.Mo.Do.

D. Ingegner Greco., si rinnova l’undicesima edizione del "Mese della mobilità dolce" ideata da Co.Mo.Do. per la primavera del 2018 dal 4 marzo fino a maggio inoltrato. Si comincia con un Convegno il 20 febbraio a Roma alla Camera dei Deputati, organizzato annualmente da Co.Mo.Do.  Il  suo punto di vista sulla mobilità dolce nel 2018?
R. Grandi passi in avanti rispetto a 5 anni fa sono stati fatti. Quando si parla di mobilità dolce e sostenibile, di impiego della bici e di cura del "ferro" non si è guardati più come marziani, però nel concreto siamo all’anno zero. Molte aree del paese sono incapaci di sviluppare una progettualità d’area, gli enti locali non sanno o non vogliono rivolgersi alle figure professionali (poche) esperte nel settore e tutto è affidato all’improvvisazione, o alla buona volontà dei singoli amministratori e dei volontari.

D. Il ruolo di Co.Mo.Do. da 2006 è sempre stato quello di educare ad una fruizione sostenibile (consapevole e rispettosa dell’ambiente e dei valori culturali del territorio) le giovani generazioni. E’ stato un obiettivo facile da raggiungere?

R. Si è molto lavorato sui territori e sulle comunità locali, cercando di agevolare il rapporto tra associazioni locali e amministrazioni del trasporto o territoriali in genere.In molti casi abbiamo assistito alla nascita di un orgoglio "delle comunità locali" che chiedevano attraverso il riuso delle vecchie tratte ferroviarie dismesse come itinerari turistico-culturali o la riapertura delle tratte ferroviarie "sospese", di essere ascoltate, di sentirsi parte integrante di un sistema paese troppo spesso centrato solo sulle grandi metropoli e dimentico dei restanti 7500 più o meno piccoli comuni.L’obiettivo della sensibilizzazione è stato raggiunto. Ora è venuto il momento del "fare".

D. Come sta cambiando il modello di mobilità dolce in Italia e il ruolo indiscusso avuto da Co.Mo.Do. già nel 2006?
R. Co.Mo.Do. è riuscita in un intento unico: quello di coagulare forze sane e proficue per la valorizzazione dei territori e dei paesi, con una spinta che partisse dalla base, dalle associazioni locali, dai circoli culturali, dalle giovani menti impegnate a lottare contro l’isolamento delle comunità e a favorire il presidio delle tradizioni e delle specificità che fanno unico questo nostro Bel Paese. L’Italia, non senza ripensamenti e improvvisi blocchi, ha però varato il piano direttorio della mobilità e della connessione  e quello cicloturistico, comprendendo l’importanza strategica del comparto del turismo sostenibile e della mobilità dolce anche quale mezzo di sviluppo economico.

D. Come valuta il recente DDL Iacono in materia di sviluppo di turismo ferroviario. Come si potrebbe migliorare? Tra gli obiettivi del testo, la tutela e valorizzazione del patrimonio architettonico e artistico che rende uniche queste linee, dalle stazioni ai magazzini, dal paesaggio ai convogli stessi perché potrebbero così tornare a viaggiare dei convogli storici che rappresentano un patrimonio enorme e che in molti casi erano stati abbandonati al loro destino.
R. Il turismo ferroviario ha tutti i numeri per potere diventare una delle risorse-obiettivo nel piano strategico dello sviluppo turistico del paese, offrendo un punto di vista diverso su un paese bellissimo ma troppo spesso "dimenticato". Fondazione FS sta facendo la sua parte coagulando attorno ad un pacchetto di offerta turistica le tante associazioni che si sono prodigate impiegando il proprio tempo per restaurare le carrozze ferroviarie e i rotabili in genere, per gestire con grande difficoltà i pacchetti turistici. Oggi il salto di qualità è la messa a sistema delle ferrovie concesse, le cosiddette minori che molto hanno da offrire proprio perchè messe a presidio di un territorio bellissimo, difficile sicuramente, in cui il treno ha rappresentato l’evoluzione e la liberazione da un isolamento che affonda le sue origini nel periodo feudale e dove le peculiarità agroalimentari, le tradizioni, un modo di vivere più rilassato ma salutare divengono elementi attrattori eccezionali per un turismo sempre più qualificato e alla ricerca di un coinvolgimento emotivo. In  questo Co.Mo.Do. ha rivestito e rivestirà un ruolo fondamentale diventando riferimento ed elemento di proposizione verso le istituzioni locali e nazionali per la creazione di un efficace piano direttorio, mettendo a disposizione le tante realtà locali.

D. Il pubblico deve intervenire per la sostenibilità sociale della mobilità dove privati non hanno interesse/possibilità di sostenere economicamente un’attività. cosa si potrebbe fare?
R. Come auspicato più volte in questi anni, è giunto il momento di individuare una strategia locale, il più possibile condivisa con le altre amministrazioni comunali delle aree su cui si vuole intervenire per creare i presupposti di un intervento unitario e realmente incidente sul territorio e sugli utenti della mobilità. Piste ciclabili che si interrompono nel nulla sul confine comunale, Linee di autotrasporto che viaggiano vuote per mancanza di programmazione di orari e logica degli spostamenti, mancato coordinamento del commuting e dell’intermodalità per cui assistiamo impotenti a disallineamenti nella schedulazione di treni/metropolitani con il trasporto pubblico, con conseguente disagio nell’utenza e senso di diffusa sfiducia nel piano trasporti sono cose che non vogliamo e soprattutto non possiamo più vedere.

D. Che risultato si aspetta dall’evento nazionale che vede l’undicesima edizione della Giornata delle ferrovie dimenticate e una dedicata al turismo equestre?
R. Credo che la mobilità sostenibile non possa essere solo treni e biciclette, ma spazia in un nugolo di iniziative volte a creare un contatto maggiore con l’ambiente e la natura, nel periodo dell’anno più bello, la primavera, dove anche il supporto di persone che fanno escursioni,appassionati di corsa campestre e cavalieri vocati al turismo equestre possano ulteriormente arricchire l’offerta e con essa la consapevolezza del volersi "riprendere" il paese.

D. La mobilità dolce sulle greenway "spiegata bene" dall’ingegnere Greco. Ci sono 800 chilometri di vie verdi da ex ferrovie.  Solo di proprietà di RFI sono ancora a disposizione circa 1500 km di linee "dimenticate" di cui una buona parte possono diventare greenways. Che progetti si potrebbero implementare per recuperare questi 800 km?
R. Parto dal presupposto di matrice professionale che le linee ferroviarie a volte vengono più che dimenticate abbandonate. Questo avviene dopo che viene firmato il decreto di chiusura, che sostanzialmente è un certificato di “morte” della linea, della sua storia, dei suoi manufatti ed opere d’arte. Inizia così la lenta agonia del degrado. Noi di Co.Mo.Do. crediamo che le ferrovie definitivamente smantellate vadano trasformate in itinerari ciclopedonali, privi di asfaltature e con materiali ecocompatibili, coinvolgendo le amministrazioni comunali delle aree di ricadenza nella messa in sicurezza dei manufatti con interventi mirati e senza opere faraoniche, puntando sulla veicolazione dei flussi turistici di mobilità dolce che andranno ad utilizzare le tratte interessate e consentendo la ristrutturazione di caselli e stazioni per farne veri e proprie ospitalità rurali. Nel caso di linee sospese , cioè dove l’esercizio ferroviario è stato momentaneamente (a volte per decenni) interrotto ma la linea è armata e funzionale si può pensare ad un insieme di investimenti e procedure che consentano il transito dei treni storici o in mancanza di questi delle "bici ferroviarie", particolari vetturette aperte con trazione umana (a pedali) e sei posti a sedere.

D. È utopia ragionevole sperare che vi saranno località turistiche accessibili a tutti.
R. È un’utopia che da 11 anni cerchiamo con grande difficoltà di fare diventare realtà. E in diverse parti del paese sta diventando una dolce abitudine, quella mobilità dolce!

D. Quali sono le esperienze a confronto fra l’Italia e le altre capitali europee in materia di mobilità dolce per il turismo outdoor?
R. Facile demagogia antinazionalista mi vedrebbe pessimista cosmico nel confronto, soprattutto con i paesi scandinavi che hanno una visione globale del sistema dei trasporti in versione green. L’efficientissima Germania ha delle sacche di forte resistenza allo sviluppo della mobilità dolce (vedi il caso di Stoccarda) ma in generale è la nazione dove ci sono i fatturati più alti per il turismo sportivo e bike oriented sulle direttrici ciclabili. Un caso di rilievo è rappresentato dalla Polonia, in parte dell’Ungheria e dai paesi baltici che stanno investendo parecchie risorse per invertire la tendenza e affacciarsi con prepotenza nel panorama delle regioni eco friendly.

D. Lei oltre a essere portavoce nazionale di Co.Mo.Do. è anche Presidente della DMO Mediterranean Pearls nostra partner privilegiata e con la quale viene gestita il Centro Studi CO.Mo.Do. a Spoleto. I progetti per il 2018 della DMO per la realizzazione d una rete di mobilità nel Mediterraneo italiano ed estero?
R. Un progetto molto importante è quello che vede nello sviluppo della mobilità sostenibile come elemento cardine di sviluppo turistico dei paesi del mediterraneo, considerati come un’unica meta turistica strutturata con diverse peculiarità ed esigenze, proprie delle nazioni, ma gestita con parametri e metodiche univoche. Inoltre stiamo consolidando i rapporti che ci vedono quale società specializzata nel consulting alle località dal turismo "minore", che vuole crescere con consapevolezza e senza consumare risorse.

D. Bisogna compiere scelte strategiche e quindi investimenti prioritari. In quali settori maggiormente? Investimenti in treni metropolitani e regionali, hub infrastrutturali, intermodalità? 

R.Sicuramente le reti locali, regionali e pendolari vanno potenziate, ma questo va reso appetibile. Vuol dire incrementare la capacità dei mezzi e le dotazioni di qualità. Non è un mistero che levetture Jazz, Minuetto e similari abbiano riscosso un discreto successo nell’utenza per il livello qualitativo offerto in termini di comfort di viaggio, ma elementi imprescindibili sono quelli di diretti a garantire puntualità, pulizia del trasporto, intermodalità e coordinamento degli orari con gli altri mezzi di superficie e le metropolitane, in un sistema sinergico che la moderna tecnologia consente e i cittadini oggi aspicano fortemente. Da questo discende l’incremento delle reti di piste ciclabili e delle aree pedonalizzate e a ridotta velocità (zone30) che diventano imprescindibile corollario del sistema.