L'Associazione Amici di Sardegna ONLUS

L'Associazione Amici di Sardegna ONLUS
Dicembre 11, 2017 Scritto da Co.Mo.Do.

Oggi siamo nel sud della bella isola di Sardegna per intervistare Roberto Copparoni presidente della Associazione Amici di Sardegna ONLUS che ci parlerà della sua opera di volontariato per valorizzare la prima linea ferroviaria della Sardegna, nel territorio di Capoterra dove vi era una leggendaria miniera, San Leone, nel comune di Assemini oggi chiusa al pubblico.

D. Roberto, da quanti anni anni lavorate con Amici di Sardegna Onlus per promuovere questo territorio?
R. Prima di tutto devo segnalare che la Regione non ha mai preso seriamente in considerazione la possibilità di ripristinare il tracciato della originaria tratta ferroviaria, tanto meno di restaurare la prima stazione ferroviaria della Sardegna (realizzata fra il 1862 e il 1865) che si trova proprio all'interno della Miniera di San Leone. La ferrovia, che aveva una lunghezza totale di 15 chilometri e 400 metri, fu inaugurata il 20 novembre 1862 dal principe Umberto di Savoia, che approfittò dell’occasione per compiere una battuta di caccia nei dintorni. Una lapide murata nella vecchia direzione della miniera ricorda il memorabile evento.
Peraltro va detto che la ferrovia venne ufficialmente inaugurata la domenica del 2 aprile del 1865 e dalla stazione della miniera di San Leone partì per il suo viaggio inaugurale il primo convoglio ferroviario della Sardegna. Purtroppo si deve rilevare che l’originario tracciato è oggi, in buona parte, stravolto da una serie di interventi di enti pubblici e privati per realizzare fabbricati, insediamenti civili e agricoli, nuove strade e altro ancora, inoltre l'area di questa miniera è privata e le Regione Sardegna non mai manifestato un reale interesse per l'acquisto.
Ma per rispondere alla sua domanda posso dire che da oltre 30 anni siamo impegnati per valorizzare tutta l’area che comprende dei territori ricadenti nei Comuni di Capoterra, Assemini e Uta e che lambiscono anche parte dell’area di “Maramura” e della Laguna di Santa Gilla confinante con il Comune di Cagliari. Abbiamo presentato diversi progetti senza mai ricevere alcun formale riscontro. Progetti davvero sostenibili che investono principalmente sulle risorte dei territori e i saperi locali e che non richiedono grossi investimenti per le loro realizzazione. Ma forse proprio questo è il vero problema. Costano poco!

Vecchia stazione di San Leone, SardegnaD. Le istituzioni credono e vi affiancano nel vostro operato di valorizzazione della tratta?
R. Per la verità non come vorremmo noi. Nel senso che si vorrebbe una collaborazione più sistematica e meno occasionale. In particolar modo desideriamo creare dei percorsi di fruizione integrata lungo l’originario percorso. Fra i comuni solo Capoterra e Assemini hanno manifestato un certo interesse. Fra le Istituzioni dobbiamo ricordare la Fondazione di Sardegna che ha creduto nel nostro progetto "A volte basta poco", tendente a recuperare e a valorizzare territori, strutture e aree trascurate e dismesse. Si spera che in futuro si possano davvero realizzare dei paternariati che siano funzionali al programma da noi proposto.

D. Ci descrive la tratta e come può diventare volano al turismo di qualità in mobilità per questo territorio?
R. La tratta è sostanzialmente pianeggiante e per un lungo tratto lambisce la laguna di Capoterra, dove è possibile ammirare fenicotteri, aironi e polli sultani. Nella sua parte finale il percorso sale di circa 50 metri sul livello del mare per giungere all’interno della Miniera di San Leone. Questo percorso può diventare un volano turistico recuperando per esempio le strutture presenti a Maramura, presso la vecchia villa Vallaca (oggi un rudere), dove un tempo vi era il capolinea della tratta ferroviaria e dove i vagoni scaricavano sui velieri il loro minerale ferroso attraversando lungo un pontile di 200 metri che ora non c’è più e magari organizzare una piccola esposizione permanente con foto e disegni dell’epoca, recuperando tutte le strutture ancora esistenti. Così come si vorrebbe fare nello stesso modo presso la Stazione ferroviaria di San Leone (anch’essa un rudere) che ancora conserva delle poche strutture ferroviarie. Così come aveva in animo di fare la buon’anima del Rag. Cesare Corda, ultimo vero proprietario, dell’intero compendio che la rilevò dalla Ferromim negli anni ‘70/75 , con la sua società KOVISAR. A questo proposito mi piace ricordare che fu proprio lui ad accompagnarci nella miniera e per lui fu purtroppo anche l’ultimo sopralluogo che fece.

Miniera di San Leone, SardegnaD. Il 30 dicembre chiudete l’anno in bellezza con una passeggiata lungo i 15 chilometri della ex linea ferroviaria che da Maramura portava sino alla miniera di San Leone, che per l'occasione sarà visitabile. Ci descrive le peculiarità e le bellezze paesaggistiche da ammirare?
R In effetti si avrà la possibilità di ammirare un paesaggio molto diverso e apparentemente contrastante dove, mare, laguna, montagne, boschi e miniere ci riserveranno delle bellissime emozioni. In modo particolare si avrà modo di visitare anche la leggendaria miniera di San Leone dove è stata realizzata una delle più imponenti miniere della Sardegna dall’Ing. Leone Gouin fra i cui giacimenti vi è anche quello scoperto da lui al quale ha dato il suo nome “Leone” Miniera di San Leone per l’appunto.

D Il tratto si può anche percorrere in bici e a cavallo?
R Volendo si. È possibile fare tutto il percorso in questo modo, confidando sulla gentilezza di alcuni proprietari terrieri nelle cui proprietà passa l’originale percorso ferroviario.

D Replicherete questa passeggiata all’interno del Mese primaverile della Mobilità dolce e dell’undicesima edizione delle ferrovie dimenticate dal 4 marzo in poi?
R Si desideriamo farlo, magari a pasquetta del 2018. Per noi questa iniziativa è come un banco di prova per quello che si potrà fare in futuro. Ma già da oggi possiamo contare sull’apporto delle amministrazioni locali di Capoterra e di Assemini e delle rispettive Pro loco, nonché di diverse organizzazioni come Sardegna sotterranea, Ambiente Sardegna e I love Sardegna. Fra gli Istituti scolastici segnaliamo la collaborazione dell’Istituto Atzeni di Capoterra e dell’Istituto Pertini di Cagliari.

Il Trenino Verde della SardegnaD Amici di Sardegna Onlus è anche infopoint del Trenino verde. Ci parli delle attività del mitico Trenino Verde e di come la Regione Sardegna ha inteso promuoverlo anche attraverso la vostra opera di volontariato.
R. Putroppo il Trenino Verde non è adeguatamente sostenuto dalla Regione sarda. Sono necessari una serie di interventi anche strutturali sulle reti che non vengono effettuati. Gli Amici di Sardegna hanno proposto al Presidente Pigliaru un progetto per la rivitalizzazione di una tratta del Trenino Verde, senza ricevere alcuna risposta. Noi siamo fermamente convinti che questo vettore “Trenino Verde” potrebbe ben essere il nostro piccolo Orient Express e che potrebbe davvero far rinascere l’economia delle zone interne della Sardegna, troppo spesso abbandonate a se stesse.