La ferrovia e il suo cambiamento nel tempo

La ferrovia e il suo cambiamento nel tempo Foto di Stefania Mezzetti
Novembre 07, 2017 Scritto da Co.Mo.Do.

Che cosa è la ferrovia? Per quanto familiare, il concetto in sé stesso è difficile da esprimere in poche parole, a meno di non ricorrere alle enciclopedie che riportano, tutte con poche variazioni, una definizione simile a questa: ”sistema di trasporto su veicoli a ruote che si spostano su guide di ferro parallele, dette binari”. Per quanto corretta, questa è però un’arida descrizione della sola fisicità della ferrovia e delle sue componenti, che non solo è parziale nell’elenco delle sue parti costitutive visibili, ma sicuramente non coglie lo spirito delle “guide di ferro parallele”, la loro influenza sulla società, la loro importanza nello sviluppo moderno, il loro legame col territorio. Al contrario di molte altre invenzioni ed innovazioni, per la ferrovia fu subito chiaro il suo ruolo fondamentale nell’evoluzione umana: figlia della rivoluzione industriale, la strada ferrata era essenziale per il trasporto delle materie prime ai nuovi stabilimenti e dei prodotti lavorati ai mercati. Per la prima volta l’umanità poteva sostituire la limitata forza animale con qualche cosa di infinitamente più forte, che ne avrebbe consentito il salto verso l’era industriale: non a caso uno dei primi nomi per il nuovo mezzo fu proprio “cavallo d’acciaio”, una denominazione che richiama alla mente concetti futuristici ed avveniristici senza rinunciare al tradizionale legame con la terra e con l’animale fino ad allora più familiare.
Con la ferrovia tutto sembra possibile: il nuovo mezzo si rileva l’elemento fondamentale per l’economia mondiale, uno strumento che l’umanità aspettava non solo per affrancarsi da secoli di miserie, ma per collegare finalmente distanze troppo grandi da percorrere, unire popoli, mentalità e sentimenti.
Cinema e letteratura si appropriano del nuovo mezzo di trasporto per narrare il progresso dell’uomo ed i tumulti di una società in profondo cambiamento, attingendo dalla storia che si compie; la rivoluzione del Dottor Zivago viaggia in treno, come l’epopea della conquista del West che vede infinite battaglie tra pellerossa e soldati ai lati di lunghe ferrovie, fino alle tradotte italiane che portano le truppe al trionfo di Vittorio Veneto, per arrivare ai tristissimi treni piombati di Primo Levi. Lo sviluppo della ferrovia non è stato indolore né tranquillo: collegare nazioni e continenti ha voluto dire pagare alti prezzi in vite umane nel tentativo di trovare nuove tecniche costruttive più efficaci, ma anche ferire il territorio con la necessità imperativa di posare binari a tutti i costi.

Concetti come ecologia e sostenibilità naturalmente, e comprensibilmente, sono ancora di là da venire, l’esigenza primaria dell’umanità è quella di svilupparsi in ogni modo, i bisogni dell’industria sono primari, il comando dell’uomo sulla natura totale e giustificato.
Tutto però cambia molto in fretta, per merito e colpa dell’avvento dell’automobile, il simbolo della nuova modernità che arriva da un paese, gli USA, dove la ferrovia non ha mai avuto uno sviluppo così importante come in Europa. L’epopea della conquista del West americano non avviene più grazie ai binari della Western Pacific, ma sulle Ford in marcia sulla Route 66: in america le città come Los Angeles nascono conformandosi all’automobile ed illusoriamente si crede che il nuovo mezzo di trasporto possa essere esportato nel resto del mondo con la stessa facilità d’adattamento. All’inizio le cose effettivamente vanno così anche da noi, se negli anni ‘30 solo pochi ricchi possono permettersi un’automobile, il boom economico italiano è legato alle autostrade ed alla 600 in garage. Il treno del dopoguerra vive una stagione difficile, rappresenta un trasporto sì consolidato, ma adatto più alle classi meno abbienti, che non possono permettersi l’automobile: l’emigrante con la valigia di cartone viaggia in terza classe verso la Germania, le famiglie del boom economico si spostano invece in automobile.
Nell’immaginario collettivo la ferrovia viene relegata a mezzo necessario, ma un po’ scomodo, lento, goffo e sporco, una sorta di snobismo culturale collettivo lascia il treno a chi proprio non può viaggiare in auto. A peggiorare le cose arriva la disponibilità a bassi costi dell’aereo, il nuovo mezzo alla portata di tutti che permette di circumnavigare il mondo in poche ore. L’euforia dura però pochi decenni: il tempo di scoprire parole quali inquinamento, traffico, code, stragi sulla strada, esodi e controesodi. Anche l’aereo rileva i suoi limiti strutturali collegati ad un trasporto massificato sempre più difficile da gestire: ritardi cronici e congestione del traffico aereo, necessità di creare dispendiosi aeroporti lontani dai centri abitati e linee aree con difficoltà finanziare hanno oramai appannato l’immagine dell’aereo elitario mezzo di trasporto “facile” e senza problemi.
Oggi la società ha compiuto la trasformazione, da era industriale siamo passati a quella post- industriale, il panorama del nostro territorio è profondamente cambiato ed i trasporti stanno ripensando il loro ruolo all’interno della società. La ferrovia è il mezzo di trasporto che attualmente si pone come il candidato ideale per uno spostamento di massa efficiente, veloce, rispettoso degli uomini e dell’ambiente. Da sporca, brutta da vedere ed invasiva, la ferrovia si sta riappropriando del ruolo da vero elemento che unisce gli uomini ed i territori, è bella da vedere nei suoi treni e nelle sue nuove stazioni, è moderna e veloce, economica per i più bisognosi, ma anche al servizio della clientela d’affari più esigente. Il treno è nell’immaginario giovanile il primo mezzo di trasporto a basso costo, che consente di conoscere altri paesi, legare culture e società diverse; è il primo collegamento verso il mondo, favorisce i contatti fra le persone e spesso è sul treno che nascono i grandi amori giovanili. Ma è anche il mezzo adatto all’uomo di affari; l’Alta Velocità è competitiva rispetto all’aereo non solo per costi, ma per la comodità di portare le persone direttamente nel cuore delle città, con un comfort che le strette carlinghe d’aereo non possono offrire, una sicurezza maggiore, un inquinamento nullo ed un impatto ambientale contenibile.

TrenoFoto: Mario Dessì

Aereo e treno sono due modalità diverse di concepire spazio e tempo; il primo li riduce e li comprime, rendendoli innaturali, confondendo il passeggero al suo arrivo con il jet lag, il treno attraversa ed interpreta spazi e tempi, accompagnando dolcemente il viaggiatore a destinazione; l’aereo fa sempre un po’ paura, il treno è rassicurante; l’aereo sorvola i paesi, il treno li unisce, cuce i territori, è il mezzo sociale per eccellenza.
È solo negli ultimi anni che temi quali l’ecologia e la sostenibilità sono venuti alla ribalta, sensibilizzando la coscienza comune e spingendo i paesi a promuovere programmi per la salvaguardia ambientale, ma in realtà è il treno che da sempre è favorito su questo punto. Ci sono ovvi vantaggi visibili: il treno non inquina, non deteriora le risorse ambientali ed ha impatti visivi che possono essere ridotti in maniera più significativa rispetto alle autostrade ed agli aeroporti. Ma c’è tutta una parte meno distinguibile, una sorta di “indotto” che la ferrovia moderna vuole veicolare: una cultura del rispetto dell’ambiente che va oltre gli aspetti visivi per diventare parte di un progetto comune per migliorare il Paese. Le ferrovie possono, e vogliono, tutelare l’ambiente non solo per vincoli legislativi, ma per un dovere morale verso la collettività ed un senso di responsabilità verso le generazioni future, per consegnare una rete di trasporti che si armonizzi con il territorio e le persone: i progetti per eliminare i passaggi a livello, e ricucire quindi porzioni divise di territorio, le barriere antirumore per limitare l’inquinamento acustico e le vecchie stazioni improduttive riadattate a nuovi usi sociali, sono tutti simboli del rinnovato rispetto che le ferrovie hanno per l’ambiente. Persino i progetti per le nuove stazioni Alta Velocità sono di fatto un segnale forte verso le nuove tematiche con una attenzione rinnovata alle persone: luoghi che assomigliano a piazze e boulevard, con nuovi spazi per socializzare e fermarsi, diversamente dal vecchio concetto della stazione come luogo da percorrere frettolosamente e con fastidio. Partenza ed arrivo non sono più pratiche irritanti da sbrigare, ma momenti per prendere tempo e pensare a sé stessi.
Iniziative come il periodico Rapporto Ambientale sono un segnale forte di questa volontà, ed è qui che, fra gli altri progetti sul tema, vengono incluse le “stazioni e vie verdi”, le greenways, all’interno di un piano di lavoro che richiede però sinergie con le altre forme di trasporto e che necessita di uno sforzo comune.Sinergie che devono riguardare soprattutto il trasporto su gomma: il nostro paese vive il paradosso che il 90% degli spostamenti effettuati, anche quelli motivati da ragioni ecologiche, avviene sulle quattro ruote. Ecco quindi che realizzare le greenways, o semplicemente riqualificare vecchie linee abbandonate per un nuovo tipo di turismo, significa creare, d’accordo con gli enti locali, parcheggi di scambio ferro-gomma, favorire l’uso delle biciclette (da trasportare magari con lo stesso treno), realizzare network di trasporto pubblico che disabituino, più che disincentivino, all’utilizzo dell’automobile. Ironicamente è proprio lo sviluppo dell’automobile che permette oggi di disporre di nuove linee verdi: nella seconda metà del XX secolo la chiusura di molte industrie e miniere, abbinata allo sviluppo dell’automobile e delle reti autostradali, ha causato uno spostamento delle esigenze di trasporto di persone e merci, portando all’abbandono di molte linee ferroviarie, quelle che oggi vengono sfruttate come greenways, in una sorta di nemesi dello sviluppo tecnologico. Ma non si tratta di una vendetta, quanto del desiderio di cambiare un rapporto tra le persone ed i mezzi di trasporto oggi sbilanciato solo verso l’automobile, per creare un nuovo equilibrio che contemporaneamente salvaguardi l’ambiente. La realizzazione di percorsi verdi è una occasione straordinaria non solo per riqualificare il territorio, ma per realizzare nuovi motivi di socializzazione, creare opportunità per rendere protagonisti gli enti locali e perfino creare occasioni di business con un nuovo tipo di turismo; quando l’ecologia si dimostra fruttifera, in tutti i sensi, non ci sono motivi contrari per non sostenerla. Così come non ci sono “controindicazioni” alle greenways: sono percorsi protetti, in sedi (anzi in “sedimi” come si chiamano tecnicamente) con pendenza e tracciato costanti che attraversano spesso territori ora diventati parchi naturali, sono di proprietà pubblica, quindi appartengono a tutti, possono essere utilizzate a piedi, in bicicletta e perfino dalle persone diversamente abili.

La ferrovia come valore comune torna quindi alle persone sotto una nuova forma, che non vede fisicamente passare i treni, ma che sfrutta l’ingegno e le tecnologie che sono state necessarie un tempo per realizzare le sue sedi. Un altro modo per riappropriarsi di un mezzo antico inventandosi nuove modalità di viaggio, coniugando il vecchio ed il nuovo, il tema eterno del viaggio con le nuove sensibilità per l’ambiente. La grande sfida dei nostri anni è probabilmente questa, convincere la maggior parte delle persone che il viaggio, gli affari, il turismo, l’ecologia, il rispetto dell’ambiente possono andare d’accordo e possono essere sviluppati in comune, senza disarmonie o prevaricazioni di un mezzo sull’altro: una sfida che è già diventata una filosofia di progetto per le ferrovie.

Mauro Moretti